martedì 22 novembre 2016

Non c'è più trip per gatti

Un anno, otto mesi, tre giorni. Tanto è passato dall’ultimo post che ho pubblicato qui su. Ne sono successe di cose, ma non ha molto senso parlarne: dopotutto questo blog non è un diario, non lo è mai stato e non è il caso che lo diventi proprio ora, che sto tentando di decretarne la chiusura.

Come è evidente dal tenore di gran parte delle cose che ho scritto, è nato per gioco, tra una lezione ad Azzo Gardino e un aperitivo in via Zamboni. Inaspettatamente è durato un bel po’, ospitando riflessioni semiserie, analisi piuttosto rigorose, curiosità da semionerd. Ne è venuto fuori un mappazzone che, stando alle statistiche, stuzzica ancora l’appetito di chi mastica un po’ di semiotica. Per questo lascerò tutto com’è: scanzonato, ai più incomprensibile, a volte autoreferenziale, ma pur sempre a portata di clic.

Al momento, letture di altro genere ispirano il mio lavoro e i miei trip. Ma Eco, Greimas, Lotman, Floch, Barthes sono sempre lì che puntellano la mia libreria e il mio modo di pensare. Io ne sono fiero e le persone attorno a me sembrano apprezzare. Dunque, a te che stai leggendo, sì, proprio tu che sei alle prese con attanti, rizomi e isotopie: tieni duro, goditela se puoi e, comunque vada, occhio ai segni.

giovedì 19 marzo 2015

L'anno che verrà è già passato

Mi sono ripromesso di scrivere questo post decine di volte. E se ho tergiversato tanto, è perché non riuscivo a trovare il giusto incipit. Come succede quando si incontra un vecchio amico con cui non ci si vede da un po' e si prova del sano e colpevole imbarazzo per non essersi fatti sentire, così tornando su queste pagine stentavo a trovare il modo di riprendere il filo del discorso. Dopo mesi di assenza e silenzio ero alla ricerca delle parole giuste per rompere il ghiaccio e iniziare a raccontare ciò che sto per scrivere.

Innanzitutto, la laurea. C'è stata, e ho avuto la fortuna di viverla con chi mi vuole bene e con chi me ne ha voluto. A me sembra passata una vita, ma è stato solo l'anno scorso. Esattamente un anno fa. Faceva caldo e sudavo sia per l’afa che per la classica strizza pre-esame (di laurea). Ricordo i nervosi scambi di battute con gli altri laureandi; mio padre che decide di andare a prendere un caffè l’attimo prima che mi chiamino a discutere; lo scatto da centometrista di mia sorella che corre ad avvertirlo; il mio affanno per riuscire a esporre il lavoro nei dieci minuti previsti; la proclamazione con annesso applauso della claque, anche se espressamente vietato. Dopodiché foto, brindisi, dolci, abbracci, brindisi, coriandoli, telefonate, brindisi. E naturalmente, una serie di brindisi. Ecco, da questo momento i ricordi si fanno più confusi. E non parlo della sbronza e degli immediati postumi, ma di tutto quello che ho vissuto in questo anno in cui ho goduto dello status di neolaureato.

Devo essere sincero: le cose si sono messe subito piuttosto bene. Già prima della discussione, sapevo che di lì a poco avrei fatto il grande salto: dai banchi dell’università alla scrivania di un ufficio. E infatti, appena quattro giorni dopo l’ultimo cin cin, ero a Milano per iniziare un tirocinio retribuito in un’importante agenzia di comunicazione. Mi sarei occupato di scrittura professionale e per il web: figata. Le aspettative erano alte, il lavoro incalzante, le cose da imparare innumerevoli, i luoghi e i volti non sempre sereni. A conti fatti, sono stati i cinque mesi più intensi della mia vita. Ma non i più felici. Routine, pressioni, ingenuità, errori, episodi spiacevoli hanno lentamente intaccato il mio entusiasmo e, di fatto, influenzato il mio rendimento. Morale: terminato lo stage, sono rientrato a Napoli per ritagliarmi quel breve, ma meritato, periodo di riposo che - vivaddio - non avevo potuto prendermi dopo la laurea.

L'idea, comunque, era tornare a Bologna, e con un po' di fortuna, verso la fine di settembre mi sono ritrovato nella stessa casa in cui avevo vissuto da studente. Per prima cosa, ho rimesso su la mia piccola libreria semiotica. E mentre sistemavo libri, dispense e appunti sugli scaffali stranamente vuoti, ho realizzato che forse, prima di guardarmi intorno, avrei fatto bene a dare un’occhiata a ciò che aveva - ancora - da offrire l’università. Così mi sono messo a spulciare tra i bandi per collaborazioni didattiche riservati a laureati magistrali, e tra le decine per cui non avevo i titoli giusti o le esperienze necessarie, ne ho trovati alcuni che riguardavano dei corsi di comprensione e produzione testuale destinati a ragazzi del primo anno della Facoltà, pardon la Scuola di Lettere. In altre parole, si trattava di tenere dei piccoli laboratori di lettura e scrittura per matricole. Perché no, mi sono detto. Obiettivamente, sono uscito con le ossa rotte dall’esperienza milanese, ma è innegabile che me le sia anche fatte. Risultato: ho ottenuto un contrattino come tutor didattico, tuttora in essere. Ma soprattutto, ora dopo ora, lezione dopo lezione, mi sono scoperto molto più felice in piedi davanti a una cattedra che seduto dietro a una scrivania. E poco importa se dovrò tornare tra i banchi di "scuola" per poter coscienziosamente intraprendere una professione educativa: in fin dei conti, studiare è sempre stato il mio lavoro preferito.

mercoledì 25 dicembre 2013

Almeno oggi, niente #robadasemiotici!

Tanti auguri di un felice e sereno Natale. Che possiate congiungervi con tutti i vostri oggetti di valore... ops.

giovedì 28 novembre 2013

Del masochismo grafico (e comunicativo) del PD

L'altra sera, mentre tornavo a casa in quel di Bologna, ho visto sul parabrezza di un'auto questo volantino (che ho fotografato, perché in rete non ne ho trovato traccia):


È una brochure elettorale per le imminenti primarie del PD. C'è il solito faccione photoshoppato e un giochino di parole con il cognome del candidato che, sulle prime, potrebbe - dico potrebbe - anche risultare originale e interessante. Peccato che nella stessa campagna già Civati ha ampiamente utilizzato questo escamotage, modificando il suo cognome a seconda dei contesti e degli obiettivi: il suo blog, ad esempio, si chiama 'ciwati', mentre su Twitter ha lanciato l'hashtag 'civoti'.

Detto questo, però, al di là della scarsa originalità, c'è qualcosa che mi turba. Indugio ancora un attimo sulla parte testuale e come accade con le illusioni ottiche della Gestalt, a un tratto lo sfondo diventa figura e viceversa. Il 'per' passa per un momento in secondo piano e a saltare all'occhio sono le lettere rimanenti: c - u - l -o. Si, hai letto bene!

Dunque, non solo la trovata grafica fa si che l'(e)lettore focalizzi la sua attenzione sul cognome del candidato (senza dubbio particolare, tanto che Crozza ci ha già ironizzato su), ma lo fa offrendo il fianco a nuovi sfottò. Già me lo vedo un tizio infreddolito che, staccando il volantino dal parabrezza congelato, pensa tra sé e sé: "Guarda che bella faccia da cuperlo!"

martedì 19 novembre 2013

Prima lezione di... semiotica!

A tutti quelli che si chiedono che cos'è la semiotica, consiglio di dare uno sguardo al video qui sotto. È stato realizzato dall'Università di Catania nell'ambito della (bella) iniziativa "Prima lezione di...", che vede professori dell'Ateneo tenere delle lezioni introduttive su alcune discipline universitarie a dei ragazzi delle superiori. In questo caso, il prof. Sebastiano Vecchio illustra le prime nozioni di semiotica a partire da un approccio storico-filosofico. Buona visione!

sabato 2 novembre 2013

Il mio ultimo post per SemioBo

Dopo un breve periodo di stop dovuto alla stesura della tesi (tuttora in progress), sono tornato a scrivere per SemioBo. Questa volta ho provato ad analizzare uno spot di cui si è parlato molto negli ultimi tempi e che ha totalizzato quasi due milioni di views su YouTube. Il titolo dell'articolo è: Dal potere del prodotto a quello del sorriso. Riflessioni semiotiche sulla nuova campagna Oral B. Ecco le prime righe, il resto lo trovate su SemioBo. Buona lettura ;-)

Bello, poetico, commovente. Sono questi i commenti più frequenti in rete allo spot “Il potere di un sorriso” di Oral B, noto brand di P&G che produce spazzolini e prodotti per l’igiene orale. In effetti lo spot funziona: emoziona gli spettatori mettendo in scena soggetti appassionati. L’uomo al colloquio di lavoro o la bambina al parco fremono, tentennano, si imbarazzano. In più, le inquadrature, le scelte di montaggio e la colonna sonora aumentano l’effetto tensivo e ci tengono incollati allo schermo in attesa dell’happy ending.
Detto questo, però, ciò che rende particolarmente interessante lo spot non è tanto la dimensione “poetica” in sé, quanto la forte discontinuità con le precedenti comunicazioni del brand e, in generale, con quelle di settore. CONTINUA A LEGGERE

giovedì 24 ottobre 2013

Semiotica di David Lynch

Qualche giorno fa ho beccato in tv Velluto Blu, un film di David Lynch di cui avevo sentito parlare, ma che non avevo mai visto. Devo dire che non sono un grande appassionato di cinema e men che mai un esperto, ma durante i miei studi ho letto - e fatto - diverse analisi semiotiche di testi filmici e le ho trovate molto interessanti e formative. Così, al termine del film, mosso dalla curiosità, ho dato uno sguardo in rete e mi sono imbattuto in questo: una puntata di Tempi Dispari in cui il semiotico Pierluigi Basso Fossali illustra l'opera del regista statunitense a partire dal suo libro Interpretazioni tra mondi. Il pensiero figurale di David Lynch. Ecco qui i due video, densi ma molto chiari. Buona visione!



sabato 12 ottobre 2013

Tre giorni, qualche piadina e tanta semiotica

Eccomi qui, come promesso, a raccogliere un po' di impressioni personali sul XLI Congresso dell'AISS (Associazione Italiana di Studi Semiotici) che si è tenuto a Rimini la settimana scorsa.

Nel complesso è stata davvero una bella esperienza, anche un tantino emozionante: vedere dal vivo alcuni degli studiosi più importanti della tua disciplina, persone che fino a quel momento avevi visto solo sulla quarta di copertina dei libri, fa un certo effetto. E ascoltarli discutere su alcuni degli sviluppi e dei temi "caldi" della materia, oltre a offrire innumerevoli spunti di riflessione, restituisce il quadro di una disciplina viva e appassionante.

Come da programma, gli interventi sono stati davvero tanti, e ancor di più sono state le repliche e le riflessioni di altri prof e ricercatori accorsi da tutta Italia. Devo dire che c'erano anche diversi studenti, principalmente dell'Ateneo bolognese, e tra questi, buona parte della redazione di SemioBo.

Purtroppo alcuni atelier erano in contemporanea e, mio malgrado, ho dovuto scegliere quali seguire. Tra quelli a cui ho partecipato, mi è piaciuto molto "Gastromania" coordinato da Gianfranco Marrone e, come avrete capito, dedicato al cibo, un campo di indagine sul quale si è scritto molto negli ultimi tempi ma che non avevo ancora avuto modo di approfondire.

In più ho trovato particolarmente interessanti, per le posizioni sostenute e per il dibattito acceso che ne è scaturito, gli interventi di Maria Giulia Dondero e Ugo Volli. La prima ha risollevato la spinosa questione dell'analisi semiotica delle pratiche e la necessità di elaborare una notazione per rendere conto più efficacemente della loro osservazione; il secondo, invece, ha sottolineato l'impossibilità di ricostruire la dimensione del sistema nei fatti di moda e nelle strategie vestimentarie.

Infine, durante i lavori, ci sono stati diversi momenti informali che hanno reso il tutto davvero godibile e in certi casi persino spassoso. Non ci credete? E allora date un'occhiata a questo...

giovedì 3 ottobre 2013

Tutti a Rimini!

No, non a fare la bella vita, ma per seguire i lavori del XLI Congresso dell'AISS, (Associazione Italiana di Studi Semiotici) che quest'anno è dedicato al rapporto tra "Arti del vivere e semiotica". Tre giorni - dal 4 al 6 ottobre - ricchi di appuntamenti e studiosi di rilievo. Io e diversi compagni di corso ci saremo e nel prossimo post vi racconterò come è andata. Nel frattempo ecco il link alla pagina dove potete trovare il programma definitivo e maggiori informazioni sul convegno.

lunedì 30 settembre 2013

Diario di un tesista #2: che tipo di tesista sono?

E fu così che, mentre ero sommerso da scartoffie e appunti (digitali), mi capitò di imbattermi in qualcosa di incredibilmente calzante... e divertente: un post di Vincenzo Romania dal titolo 10 tipi di tesisti che non vorrei mai incontrare. Vale la pena riportarlo integralmente e rifletterci un po' su...
Ogni professore sogna di incontrare sulla sua strada un tesista appassionato del suo oggetto di studio, familiare con esso, critico verso sé stesso e verso di lui, originale ed autonomo. Più spesso, però, incontra personaggi che si possono, scherzosamente, racchiudere in queste 10 categorie:
 1. Xerox: il genio del Ctrl c+Ctrl V, passa tutta la sua giornata fra Tesionline.it, studenti.it, scribd.com e simili. La sua frase tipica è “professore, mi scusi, non ho mai scritto una tesi e non sapevo che bisognasse citare l’autore”;
2. Superman: spesso è una variante di Xerox o un suo compagno di merende. La sua frase tipica è: “professore, lo so che mancano tre giorni alla consegna della tesi, ma lavoro giorno e notte e sono sicuro di riuscire a presentare la tesi finita per lunedì”;
3.Umberto Eco de no’artri: è sicuro che la logica aristotelica andrebbe riformata, che Wittgenstein in fondo non era andato troppo a fondo con il suo Trattato e così via. La sua frase tipica è: “professore, ma secondo lei un giudizio di tesi non è, di per sé, ontologicamente adipodittico?”. Poi 9 volte su 10, magari non ci ha capito niente. Era il mio più grande difetto, e a lungo lo è stato e lo è ancora.
4. Bruno Cortona (alias ‘il compagnone’): quando lo vedi per strada, a 100 metri ti corre incontro per offrirti un caffé. Ti parla delle sue vacanze, ti chiede delle tue, cita la tua pagina facebook poi ti prende sottobraccio e si permette di dirti: “Allora professò, sti 5 punti di tesi, me li assicura no?”;
5. principessina Sissy. Non ha mai vissuo una difficoltà nella vita. Pensa che il docente sia come il medico della mutua, disponibile 24h su 24.’ Una volta una studentessa mi chiese: “professore potrebbe ricevermi mezzora prima, che oggi mia madre ci teneva tanto che arrivassi presto per pranzo?”
6. Robocop o Vicky. Quello che gli dici fa, quello che non gli dici non fa. La sua frase tipica è: “professore ho finito quello che mi aveva dato da leggere, ora cosa devo fare?”;
7. Interlinea 2, Arial 14, margini 4 cm: non ha una particolare attenzione per gli alberi dell’Amazzonia. Scrive 50.000 caratteri e li distribuisce, magicamente, in 60 cartelle e poi ha anche il coraggio di chiederti: “professore, secondo lei ho scritto troppo?”;
8. Cartesio. Ha dubbi su tutto, e li traduce in centinaia di domande. Fino alla fine non è sicuro neanche della tesi che ha scelto, del professore che l’ha seguito, del corso di laurea a cui si è iscritto. La sua frase tipica è: “boh…non saprei, lei che dice?”;
9. Ulisse: ti chiede la tesi a febbraio e torna con la tesi completa a fine maggio, una settimana prima della consegna e pretende anche che gliela firmi. Una volta una tesista mi disse: “Mi scusi professore se sono mancata tutto questo tempo, ma mi sono rotta un braccio ballando in discoteca”…
10. l’opportunista. Alla fine forse è colpa nostra, o del modello di università nel quale viviamo. Ma quando un tesista ti chiede: “mi fa laureare, anche con 2 punti, tanto non mi importa di quello che scrivo, ho già un lavoro”, ti cadono veramente le braccia..
(11.) siamo per primi noi ad essere, spesso, del tutto inferiori alle aspettative degli studenti..come sempre, scherziamoci su :)

mercoledì 18 settembre 2013

Diario di un tesista #1: dubbi amletici

Scrivere come se non ci fosse un domani o scrivere per fare in modo che questo domani venga al più presto e magari sia anche un tantino più roseo delle aspettative?

Poco importa, quel che conta adesso è scrivere. E allora vai di libri sottolineati, appunti, post-it e pagine di word che scorrono sul monitor. E chi vivrà vedrà!

giovedì 12 settembre 2013

Dove eravamo rimasti...

Concluse le vacanze ormai da due settimane, sono tornato in terra emiliana più carico (di lavoro) che mai. Devo dire che l'estate è andata bene ed è stata anche alquanto produttiva, tra interessanti letture semiotiche e un buon inizio di stesura della tesi. Comunque, non sto qui a raccontarvi di scottature e aperitivi, piuttosto vi segnalo che su SemioBo è stato pubblicato un mio post che ho scritto appena uscito dall'embargo digitale in cui mi ero rifugiato. Si intitola Chi di spot ferisce di spot perisce. Vizi e virtù del subvertising. Ecco qui l'incipit, se vi va dategli un'occhiata ;-).

Amata, odiata e ora persino sovvertita, la pubblicità ha da sempre diviso le coscienze di studiosi, professionisti e persone comuni.
C’è chi sottolinea come abbia inciso positivamente sul processo di sviluppo delle società occidentali, come rappresenti un fulgido esempio della creatività umana e come, in definitiva, sia uno strumento particolarmente potente, ma proprio per questo capace di produrre effetti positivi o negativi sulla cultura sociale a secondo dell’uso che ne viene fatto.
Altri, invece, la considerano un vero e proprio pericolo per la democrazia, la cultura e l’equilibrio cognitivo dell’uomo; un mezzo di manipolazione, di creazione di falsi bisogni e stili di vita e soprattutto il principale veicolo dei tanto osteggiati processi di globalizzazione economica e culturale.
Tra loro spiccano collettivi come adbusters o Billboard Liberation Front che non si limitano a scagliarsi contro la pubblicità, ma la studiano, ne padroneggiano i codici e la combattono a suon di subvertising. CONTINUA A LEGGERE

mercoledì 7 agosto 2013

Buone vacanze!

A quanto pare ci siamo: è giunto il momento di salutare l'afa cittadina e riabbracciare la brezza marina! Forse, però, il titolo di questo post è un po' troppo entusiastico. La mia, infatti, sarà un'estate... molto semiotica, con una tesi da scrivere e una bibliografia corposa (e interessante) da leggere. Quel che è certo è che nell'ameno paesino sul mare in cui trascorrerò le prossime tre settimane, sarò sprovvisto di connessione internet. Dunque, ci si rilegge a settembre. Nel frattempo buon viaggio, buono studio, buon lavoro... insomma buon tutto! :-)

martedì 6 agosto 2013

SemioBo non va in vacanza!

Nonostante sia agosto inoltrato, la pubblicazione di nuovi post non si ferma e proseguirà per tutto il mese (giovedì 15 escluso... naturalmente!). Proprio qualche giorno fa è stato pubblicato un mio articolo dal titolo: Mala tempora currunt. La crisi italiana attraverso la pubblicità commerciale. Come sempre, eccone un assaggio. Il resto lo trovi su SemioBo. Buona lettura :-).

Certo che in Italia siamo messi proprio male. E non lo dico certo io, né tantomeno il tg della sera, e neanche un quotidiano nazionale. Lo dice la pubblicità. Negli ultimi tempi sono state lanciate numerose campagne che, seppur in modo diverso, tirano in ballo tutte la difficile situazione socio-politico-economica del nostro Paese. CONTINUA A LEGGERE

mercoledì 31 luglio 2013

No. I giorni dell'arcobaleno

Dalla sua uscita, la pellicola del regista cileno Pablo Larraín ha fatto parlare molto di sé, vincendo numerosi premi (in patria e non solo) e ricevendo una nomination come miglior film straniero agli Oscar 2013.


Il film ruota attorno alla figura di Renè Saavedra, il pubblicitario cileno che concepì lo spot "Chile l'alegria ya viene", uno spot che avrebbe contribuito a cambiare le sorti del suo Paese. Siamo infatti nel 1988 e al suo team viene commissionata una campagna per sostenere il "No" al referendum in merito alla continuazione del regime di Pinochet.

Il film è molto bello e interessante, soprattutto per chi studia o opera nel mondo della comunicazione. In più, vi è una piccola chicca: in una delle scene chiave si fa esplicito riferimento a una "semiologia propria della pubblicità" (minuto 1.45). Insomma, oltre che uno dei lavori cinematografici più apprezzati dell'ultimo anno, "No" è anche un ottimo esempio di semiotica nei media. Assolutamente da vedere.

mercoledì 24 luglio 2013

Op-op gadget semiotico!

Hai un/una amico/a, fidanzato/a fissato/a con la semiotica? Hai esaurito la lista di libri dai titoli astrusi che ti aveva fornito e ora non sai proprio cosa regalargli? Bene, ti rallegrerà sapere che in rete si trovano gadget come questi:


Che puoi ordinare rispettivamente (e comodamente) qui e qui. Fidati, il tipo o la tipa apprezzerà! ;-)

venerdì 12 luglio 2013

Quadrato semiotico degli utenti della Vesuviana

Sulla Circumvesuviana se ne sentono di tutti i colori: dagli scioperi selvaggi ai servizi di Striscia la Notizia, dalle risse in stazione alle interrogazioni parlamentari, dalle innumerevoli pagine Facebook di sfottò alle inchieste giudiziarie. Ma dei suoi utenti, invece, cosa sappiamo? Chi sono, cosa fanno e soprattutto, dove credono di andare?

Nelle interminabili ore di attesa in banchina, ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi. O meglio, ho visto umani fare cose che voi automuniti fareste fatica a credere. Tra una corsa soppressa e un ritardo abissale, ho osservato a lungo i passeggeri e alla fine, da buon semiotico, li ho "inquadrati" per bene. Ecco qui:

Quadrato semiotico degli utenti della Vesuviana

L'indignato (attivo)
Lo riconosci perché, in preda a una furia omicida, percorre in lungo e in largo la banchina, macinando chilometri. Sbraita, impreca, a volte bestemmia. Non può proprio farne a meno, deve esprimere il proprio dissenso. Poco importa se di fronte a sé ha un controllore arrogante o una docile vecchina. A seconda dei casi può proporre una petizione, telefonare a Striscia la notizia o pestare a sangue un macchinista.

Il rassegnato (passivo)
Magari non lo dice, ma in cuor suo ci spera sempre. Si augura che il suo treno non venga soppresso e che magari arrivi con un ritardo accettabile (la solita mezz'oretta). Per lui non c'è alternativa alla tanto bistrattata Vesuviana, o almeno ne è convinto. Resta pazientemente in attesa e intanto, tra sé e sé pensa: “Comm (e soprattutto quann) vene accussì cia pigliamm”.

L'avveduto (non-passivo)
Sotto sotto se l'aspetta, e così si anticipa, si organizza e ha sempre un piano "b". Spesso conosce a memoria gli orari dei mezzi pubblici di tutta la rete dei trasporti regionali e durante l’attesa coinvolge gli altri viaggiatori nell'elaborazione di un itinerario alternativo. Lo riconosci quando sbotta: “Sai che c'è di nuovo, vado a prendere la metro (o il pullman, o l'aliscafo o…)”.

L'allibito (non-attivo)
Fa tenerezza. Dopo aver ascoltato l'annuncio (rigorosamente in aramaico) che il suo treno è stato soppresso, resta fermo, con gli occhi sgranati, in preda al panico. Non sa che fare e cerca conforto negli altri passeggeri. Si tratta quasi sempre di turisti o viaggiatori occasionali, ignari del fatto che di questi tempi è più facile prendere un terno che un treno. A seconda della nazionalità puoi sentirlo esclamare "Oh my god!" o più comunemente "Uh maronn!".

E tu, mio sventurato compagno di viaggio, che tipo di utente sei?

mercoledì 10 luglio 2013

Checkpoint

In un afoso pomeriggio di luglio, mi ritrovo a fissare il desktop del mio portatile. Come sempre è pieno zeppo di file, per la maggior parte appunti, dispense, bozze di tesine e altri materiali didattici. Ma è giunto il momento di mettere un po' d'ordine.

La settimana scorsa, infatti, ho dato il mio ultimo esame. Il quattordicesimo in poco più di diciannove mesi. Riflettendoci, è stata una bella cavalcata, impegnativa, ma ricca di soddisfazioni.

Header del sito del Corso di Laurea




A quanto pare la mia avventura bolognese volge al termine, o quantomeno la sua parentesi universitaria. Mi rendo conto che dopo aver ragionato per anni in termini di corso-preparazione-appello, dovrò cambiare radicalmente stile di vita. E questo a prescindere dalla strada che deciderò di, o meglio, riuscirò a intraprendere.

D'altro canto, all'appello manca ancora la tesi. Terminati gli esami, finalmente posso dedicarmi a tempo pieno alla sua stesura e approfondire ulteriormente quelle tematiche che, in fin dei conti, mi hanno spinto a scegliere questo corso di laurea: caro Floch, a noi due! :-)

sabato 6 luglio 2013

Un gran bel risultato (di ricerca)

Eccoci qui, esattamente due mesi dopo il lancio del nuovo sito SemioBo | Analyze it entriamo tra i suggerimenti di Google. Tra l'altro, subito dietro i nostri idoli :-p "semiotica", "semiologia" e "semiotica unibo". Che dire, grazie a tutti voi che ci cercate e ai tanti che ormai ci leggono assiduamente!

Suggerimenti di Google cercando "semio"

venerdì 28 giugno 2013

Un personalissimo tormentone estivo

Cari studenti (di semiotica), non avete ancora trovato il vostro tormentone estivo? O meglio, da sessione estiva? Ascoltate un po' questo: è un pezzo dei Bisca e si intitola SDS (Semiotic Destroy System). Sarà per il titolo, sarà che vorrei tanto capire che caspita dicono nel ritornello, fatto sta che ormai lo ascolto in loop da un paio di settimane!


Ringrazio il buon Emanuele Atturo per avermi segnalato questo capolavoro di Semiotica nei media. Buon ascolto e in bocca al lupo per gli esami!